Ieri sul fatto c'era un'intevista di stefano feltri a umberto ambrosoli, figlio di giorgio ambrosoli, assassinato dalla mafia per la vicenda del crack della banca privata di sindona. al figlio di ambrosoli, avvocato come il padre, sono debitore di una bellissima frase che dice 'difendere a tutti i costi la propria libertà è il miglior modo per servire la collettività'. meravigliosa massima, che mette una pietra sopra la variante ipocrita dell'altruismo per cui servire la collettività comporterebbe sempre un sacrificio alla propria libertà.
servire la collettività è innanzittuo lottare per la propria libertà: di pensare, dire e agire, libero da qualunque costrizione. figuriamoci quella mafiosa. soltanto che, a differenza di quello che si pensa da ragazzi per cui libertà vuol dire poter fare ciò che si vuole, col tempo si arriva a capire che ' il concetto di libertà -dice ambrosoli nell'intervista -è l'altra faccia inevitabile di quello di responsabilità: suscita grande entusiasmo capirlo con una storia come quella di mio padre che, al di là del suo finale, è quella del miglior modo possibile di passare il nostro tempo sulla Terra'.
il miglior modo possibile di passare il nostro tempo sulla terra... al di là del suo finale...
In Italia una vera economia di mercato non è mai esistita. Le grandi aziende sono nate e prosperate in un continuo scambio di favori con la politica. Agnelli aveva bisogno dello Stato quanto lo Stato di Agnelli. Berlusconi ha costruito il suo impero televisivo con leggi promulgate all'occorrenza, prima da Craxi poi da lui stesso. Senza l'intervento della politica le aziende di Berlusconi sarebbero finite da un pezzo, schiacciate sotto il peso di una leale concorrenza.
Berlusconi invece, come gli altri prima di lui, utilizza tutti i mezzi a sua disposizione per mantenere il proprio controllo sul mercato e generare profitti per le sue imprese. E i mezzi di cui ora dispone sono pressoché illimitati.
Vi ricordate i decoder per il digitale terrestre che venivano commercializzati da una società del fratello? E che dire del progressivo affossamento della Rai nel portare avanti politche suicide che solo favoriscono Mediaset? Ad esempio il recente caso del mancato accordo tra la Rai e Sky con una perdita di oltre 50 milioni di euro per la prima.
Lo stesso a quanto pare sta succedendo con la pubblicità su Internet e la diffusione della banda larga. Il ministro Brunetta aveva fatto una proposta interessante: investire 800 milioni di euro per portare la banda larga ovunque sul territorio nazionale. Ma il digital divide per il momento non verrà colmato, perché Gianni Letta ha corretto il ministro dicendo che in tempo di crisi non ci si può permettere investimenti di tali proporzioni -fatta eccezione per il Ponte sullo Stretto, s'intende.
D'Alema ci azzecca sempre. Non c'è che dire. Ancora una volta l'ex-premier dà prova delle sue grandi capacità intellettuali. Rispondendo alla domanda della Gruber su possibili emorraggie nel PD in seguito alle primarie, Massimo smentisce qualsiasi possibilità di scissione. Solo voci, dice. Niente di vero, sentenzia. Quando poi la Gruber specifica chiamando in causa Rutelli, D'Alema esclude categoricamene che Rutelli possa mai uscire dal partito. Ma suvvia! E poi, aggiunge, se questa fosse l'intenzione, Rutelli starebbe già tramando, e queste cose si vedono. E lui, D'Alema, non se ne accorgerebbe? Detto fatto: Rutelli lascia il PD.
A me pare che quest'uomo viva in un mondo tutto suo: incantato dalle sue stesse parole, ipnotizzato dal suono della propria voce. Uno che quando parla, riesce a dare l'impressione che oltre a parlare, allo stesso tempo, si stia anche adulando da solo. Quanto son bravo, quanto son bello!
Ma andiamo ai fatti. Cosa ha portato l'opposizione di D'Alema al paese? Ognuno di noi dovrebbe sempre misurarsi con la realtà e dare un giudizio del proprio operato in base ai risultati concreti. I fatti di fronte alle chiacchiere. Se Massimo applicasse la massima, non potrebbe far altro che dimettersi -da cosa?:(
Non è stato manco buono a beccare Rutelli, dico Rutelli, che gli trama alle spalle, come avrebbe mai potuto fargliela a uno come Berlusconi?
Marrazzo tira coca e va a trans. Questo mi pare di aver capito dal poco che ho letto sui giornali. Embè? Qual è il problema? Saran fatti suoi. Qualcuno dice che se fosse vero dovrebbe dimettersi. E perché mai? Perché si tira la coca col trans... o viceversa?
In quanto politico mi basta che sia buon amministratore. Se gli serve la coca per rimanere lucido e fare bene il suo lavoro, ossia difendere gli interessi della collettività, mi può solo dispiacere per lui. Pare infatti che la coca, sul lungo termine, non sia proprio salutare per l'organismo e il conto in banca. Riguardo al trans invece, non mi risulta che ci siano particolari controindicazioni.
Allora, se di notte a Marrazzo piacciono trans e coca, la colpa di cui si macchierebbe, ciò per cui Noi lo riteniamo veramente immorale e condanniamo qui per empietà di fronte a Dio e agli uomini (scusate, mi faccio prender la mano!), è semmai per il viiile comportamento che esibisce di giorno: ossia quale buon marito eterosessuale rispettoso delle norme di Sacra Romana Chiesa.
Ecco, risultasse tutto vero, anche il buon Marrazzo sarebbe caduto nel più infame, subdolo e distruttivo di tutti i peccati, piuttosto diffuso peraltro: l'ipocrisia.
Esistono tre forme di colonizzazione: quella americana che si fonda su armi, petrolio e illusioni; la colonizzazione cinese basata sulla perfetta sincronia tra produzione industriale e demografica; e infine la più insidiosa delle tre: quella italiana. Una colonizzazione tribale fondata su pasta, pizza e mafia, organizzata in una rete mondiale di ristoranti, volta a riempire gli stomaci e svuotare le menti.
Vaya ganado y qué caro sale el zoo, por Félix de Azúa
Como seguramente les sucede a mis estimados lectores, hace ya tiempo que atiendo a las noticias políticas como otros ciudadanos siguen los dramas sexuales de las televisiones. Un interés severamente antropológico me lleva a continuar informado sobre la política española, como quien lee noticias sobre los desconcertantes hábitos de los Inuit.
A veces uno se conmueve. Que un político valenciano hable de unas "niñas rusas elegantes y educadas" o de orgías en el chaletito del alcalde, de verdad, emociona. Supera incluso el grado de realismo socialista de la televisión de Pajares. Que los políticos catalanes envíen información escolar en catalán y árabe, me conduce al éxtasis. Que el ayuntamiento de Sevilla rechace un acto literario sobre Agustín de Foixá porque era fascista, me lleva a las lágrimas. ¡Qué no harán con Azorín, con J.V Foix, con Sacristán, con Cela, con Ridruejo, todos ellos fascistas en algún momento de su vida! ¡Y con qué alegría acogen a estalinistas como Alberti, mucho menos interesante que los antes citados! ¡Qué bien se mantiene el genotipo inquisitorial sevillano, ahora ataviado con la sotana de la corrección política!
En su admirable ensayo "Ejemplaridad pública", editado por Taurus, Javier Gomá habla de algo que debería ser imperioso para los políticos españoles, la intransigencia sobre un modelo honrado de conducta por parte de los poderes públicos, en un país que (casi) sólo propone modelos de abyección moral en su historia. Pero la casta política se empeña en hacer de sí misma una caricatura. Patriotas de barretina dorada como Millet, convertidos en carteristas más patéticos que Roldán. Diputados católicos que dilapidan una fortuna (la nuestra) en una casa de putos. Jefes de la policía que alertan a un etarra para que se ponga a salvo. ¡Qué corrala!
En una ocasión dije que nos aproximábamos al modelo italiano. Error: lo estamos superando. Si alguien vota en las próximas elecciones, por favor, que lo haga por el más grotesco, el que da más risa. El consuelo del esclavo es hacer chistes sobre el amo.
Berlusconi sta per cadere. È incredibile come nella realtà si torni sempre a recitare il canovaccio di un medesimo dramma consegnatoci dalla Storia. Napoleone e Hitler, vengono a mente personaggi dalle psicologie affini, caratterizzati nei loro giorni finali da un medesimo meccanismo psicologico di "scollamento dalla realtà".
Berlusconi punta all'ultimo grande assalto: la repubblica presidenziale, il plebiscito. Pagine già scritte. I cosiddetti protagonisti della Storia si trasformano in pupazzi. Intrappolati in un dramma di cui non sono padroni. Potenti nelle loro azioni ma non liberi. Incapaci di ascoltare perché sprovvisti di quella sana umiltà che gli permetterebbe di correggere il tiro. Feriti nell'orgoglio e accecati dal rancore.
Come ci dovette provare al tempo qualche gerarca nazista, dicono che oggi Ghedini stia cercando di far ragionare il Capo. Offrendogli strategie alternative per moderarne le pretese. Ma non riuscirà a imporsi chi ha paura di alzare la voce. Lui in fondo si è sempre limitato a dispensare consigli, non l'hanno mai pagato per prender decisioni. E il Capo poi, è ben degno di questo titolo. Più volte ha sorpreso avversarsi e amici con le sue miracolose doti strategiche, i suoi riusciti colpi di mano. Che avesse ragione anche questa volta? O andrà a finire che pure Ghedini s'inghiottirà la pasticca di cianuro con il suo Führer?
Povero Silvio! Quest'uomo comincia quasi a farmi pena. In fondo, è bene ricordarsi che Silvio non è la causa, ma l'effetto. Espressione di ciò che noi italiani in gran parte siamo. E speriamo di poter presto dire: siamo stati!
"Non ho paura del Berlusconi in sé, ma del Berlusconi in me", diceva Giorgio Gaber.
P.S. Già che ci siamo, avrei anch'io un suggerimento, per chi volesse realizzarla:
Silvio fa' presto, ché sono le 8. Se non ti muovi, fai tardi lo stesso. E poi la smetti, con tutto quel trucco, che non sta bene, te l'ho già detto...
Dov'è andata a finire la proverbiale saggezza del popolo? È stata consumata pure quella dalla società dei mass media, come temeva Pasolini? Oppure è rimasta per lungo tempo assopita ma ora si sta risvegliando?
Da questo articolo di Repubblica viene fuori che Nicola Mancino è stato l'unico uomo politico che ha denunciato lo svolgersi della trattativa tra stato e Mafia tra il '92 e il '95. Ma, ovviamente, Mancino si sarebbe rifutato di prendervi parte. Nell'articolo passa quasi per un eroe. Un uomo delle istituzioni. Quello che non si ricorda di aver incontrato Paolo Borsellino pochi giorni prima che lo facessero saltare in aria e verso cui invece punta il dito il fratello del giudice ammazzato, Salvatore -Mancino era allora ministro degli interni. E anche Violante nell'articolo passa per semisanto, perché si rifiutò di incontrare Vito Ciancimino in forma "privata" come gli propose al tempo il generale Mori che invece dichiara di aver avvisato Violante proprio in quanto, al tempo, presidente della commissione antimafia.
Lasciatemi dipingere questo scenario. Andrà a finire che accuseranno di aver tramato e ordinato le stragi e magari di aver pure messo le bombe a una sola persona: Berlusconi.
Berlusconi con la sua occupazione dello spazio televisivo, i suoi vergognosi ingressi milionari di Mediaset di cui paga solo 1% allo stato che gli concede le frequenze, è forse cosí diverso da quella che fu la DC? Non occupavano anche loro la RAI? Non passava prevalentemente il loro messaggio sulla TV pubblica? Ad Agnelli non arrivavano ingenti aiuti statali senza che noi si sapesse niente e senza che poi la FIAT ripagasse lo stato, magari neppure l'1%, sui propri guadagni? Ora Casini tira fuori i denti perché sa che Berlusconi ha perso l'appoggio politico della mafia, che si accinge a traghettare i voti dell'isola all'UDC. E Fini ci riprova quando vede il nemico-amico traballare. Il classico vigliacco che non ha i coglioni e passa da duro perché attacca quando l'altro è già mezzo andato. Insomma, il fascista da manuale. D'Alema che sta sempre lì a confabulare, certo della propria superiorità intellettuale, pronto a creare una grande alleanza di centro. Tutti con l'intenzione di far fuori Berlusconi imputandogli tutto e di più, magari garantendogli una via di fuga all'estero, come a Craxi. Basta che se ne stia zitto.
C'è da sperare allora che Berlusconi reagisca. Che il suo ego anche questa volta lo porti a combattere pur di non finire umiliato come un Gaucci qualsiasi. E che, reagendo, si porti dietro e dentro tutti quanti, facendo collassare questo sistema marcio in cui Mafia e stato hanno sempre coabitato in un patto segreto che risale alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Cosí fosse, Berlusconi avrebbe finalmente fatto qualcosa per il paese!
WASHINGTON - Ha un valore di 460 mila dollari il volume dalla copertina in marmo donato dal premier Silvio Berlusconi al collega canadese Stephen Harper e a tutti i leader del G8 all'Aquila, secondo gli esperti citati dal quotidiano Toronto Star. Il libro su Antonio Canova, con copertina in marmo di Carrara e dal peso di 25 chili, era stato regalato ai leader dei paesi partecipanti al vertice. Il volume è stato prodotto in un numero limitatissimo di esemplari e al Canada è toccata la copia numero uno.
Tuttavia il premier canadese non potrà tenere per sé il prezioso presente: la legge federale proibisce ai politici di accettare doni del valore superiore ai mille dollari. Il libro, di proprietà del governo, finirà quindi in un museo.
Il 10 luglio scorso, durante la consegna dei doni avvenuta all'Aquila, il primo ministro canadese aveva dichiarato: "Berlusconi è in gran forma, ma fa regali esagerati". Harper aveva aggiunto: "L'unico problema che ho avuto con Berlusconi sono i regali che mi ha fatto, abbastanza per mettermi in seria difficoltà con la Commissione etica, per questo sto assicurandomi di averli registrati tutti''.
Proprio la commissione etica canadese stabilisce, nel Conflict of Interests Act, norme molto severe per i regali alle autorità pubbliche. I regali con valore superiore ai mille dollari diventano proprietà del governo.
L'opinione pubblica canadese si era mostrata stupita dai costosi doni di Berlusconi. Non solo perché il tema del G8 era la recessione economica, ma anche perché la riunione dei grandi del mondo si svolgeva all'Aquila, devastata pochi mesi prima dal terremoto.
Racconta il The Guardian che gli iraniani stanno boicottando Nokia per aver fornito al regime degli ayatollah sistemi di monitoraggio e controllo delle reti di comunicazione. Il boicot si starebbe espandendo anche ad altri settori, come evitare di comprare qualunque prodotto pubblicizzato sulle televisioni di stato. Forse bisognerebbe fare qualcosa di simile in Italia con le reti di un certo signore.
LANCIAMO UNA CAMPAGNA DI BOICOT DEI PRODOTTI PUBBLICIZZATI SU MEDIASET! ... praticamente tutto :(
L'odiosa gabella di Internet in hotel, di Gian Antonio Stella
«E con un supplemento di venti euro può avere anche l' acqua calda». Se solo un hotel non dico esclusivo, non dico di lusso, non dico quattro stelle, non dico tre stelle ma perfino una qualunque locanda Teresina nella Bassa padana o una qualunque pensione Carmela sui monti Nebrodi osasse fare a un cliente un' offerta del genere, diventerebbe lo zimbello di tutti i siti Internet del mondo. L' acqua calda a pagamento la offrivano nell' Ottocento a Tex Willer e Tiger Jack, per un dollaro, gli alberghi spersi nelle praterie del Far West ma da decenni è, ovviamente, inclusa nel prezzo. Offrirla in cambio di un supplemento farebbe arrossire di imbarazzo anche l' albergatore più esoso, più tirchio, più ladrone. Lo stesso che invece, pare impossibile, riesce a non arrossire chiedendo un supplemento per un servizio che ormai viene dato gratis in larga parte del sistema alberghiero del mondo occidentale, compresi i camping dei grandi parchi canadesi sulle Montagne Rocciose: l' uso di Internet. Quindici euro qui, venti lì, addirittura 25 euro (quasi dieci di più di quanto paghi al tecnico telefonico per installarti una banda larga a Miami) in certi hotel celeberrimi di Firenze, Venezia, Roma o Milano per il collegamento 24 ore. Un «pedaggio» che risulta particolarmente inatteso e insopportabile ai turisti stranieri, che vivono la gabella per quello che è: una piccola e schifosetta rapina. Ordita, senza che intervengano le autorità amministrative e di governo, per sfruttare il cliente fino all' ultimo cent. Tema: è con queste furbizie indecorose che l' Italia pensa di arginare il calo sempre più vistoso e drammatico di un settore che una volta, nel non lontano 1970, ci vedeva al primo posto nel mondo e oggi ci vede slittati al quinto, con la prospettiva di scendere malinconicamente di altri gradini? Peccato. Peccato perché Internet potrebbe davvero aiutare il turismo italiano a superare questi tempi difficili. Uno studio della Commissione europea ha dipinto un quadro impietoso: il 34% delle prenotazioni alberghiere in Europa viene effettuato via Internet, attraverso il rapporto diretto tra l' ospite e l' hotel. Noi arranchiamo nelle postazioni di coda, con un misero 24%. Dieci punti sotto la media continentale. Nessuno stupore. Pochi mesi fa un rapporto di Eurostat aveva rivelato che, alla faccia delle promesse di Berlusconi (ricordate le tre «i»: inglese, Internet, impresa?) invece che andare avanti l' Italia online, unica al mondo, è andata indietro. Nel 2006 la diffusione di Internet toccava 43 famiglie su 100 contro una media europea di 54. Nel 2008, mentre gli altri salivano al 60, noi scendevamo al 42. La Francia (fino al 2006 eravamo alla pari) sta sopra di 20 punti, la Germania di 33, la Danimarca di 40, la Svezia di 42, l' Olanda di 44. E vogliamo parlare di rilancio del turismo e di nuove tecnologie? Ma per favore...
La metropolitana di Madrid festeggia i 90 anni dalla nascita della prima linea. Oggi conta con 12 linee che si snodano intorno a 318 stazioni per un totale di 281,58 km. 21 stazioni sono collegate con i treni che ogni mattina portano i pendolari ai posti di lavoro nel cuore della capitale spagnola. L'avveniristico aeroporto di Barajas, ponte di collegamento con il Sudamerica, è uno dei pochi in Europa ad essere raggiungibile attraverso la metropolitana ordinaria. Dal centro in 40 minuti circa, al modico prezzo di 2 euro. 1 in più rispetto a un regolare biglietto, almeno finché non si siano ripagati i costi per la costruzione dell'ultimo tratto. I vagoni della metro sono ben illuminati, dotati di aria condizionata o riscaldamento secondo la stagione, in ottime condizioni durante tutto l'anno e sempre puliti nell'arco della giornata. Insomma, una bella sensazione. Efficienza e funzionalità. S'inferisce un elevato numero di addetti ai lavori, si deducono diversi manager competenti, e si conclude con dei politici onesti.
La metropolitana di Milano si compone di 3 linee per un totale di 74,6 km. Trasmette una sensazione di trascuratezza e sporcizia. Vecchia e slavata come le M che dalla strada ne segnalano l'accesso. Per arrivare a Malpensa si deve prendere un autobus che costa intorno ai 7 euro e c'impiega un'oretta, traffico permettendo. S'inferiscono addetti ai lavori insufficienti, troppi manager incompetenti e presuntuosi, e si conclude con un politico corroto: Craxi.
Se le ditte appaltatrici dei lavori fossero state scelte in base alle loro reali capacità e non in base a chi pagava di più, oggi la metropolitana della Milano da bere poteva anche essere qualcosa del genere: e non quello che è (non lasciatevi ingannare dallo spessore!):
Entrando invece nel paese attraverso Fiumicino, dopo aver aspettato un'ora e mezza le valigie, il viaggiatore che non volesse spendere i 40 euro politici del taxi ma optasse per i 14 del trenino che, in 45 minuti circa, lo sbarcherebbe a Termini, a quel punto, uscito sul piazzale della stazione, gli sembrerebbe di essere finalmente arrivato nell'esotica capitale di un qualche paese africano.
Roma, 2 linee che s'incrociano a X per un totale di 38 km:
Questo blog aderisce alla campagna "NO AL NUCLEARE" lanciata da KudaBlog, a cui si sono già incatenati altri 66 blog.
Il referendum abrogativo del 1987 sancí l'abbandono da parte dell'Italia del ricorso al nucleare come forma di approvigionamento energetico. Da quello stesso giorno l'Italia avrebbe dovuto puntare sull'innovazione e la ricerca. Detto no al nucleare, bisognava virare con forza verso forme alternative d'energia. E l'Italia ora sarebbe all'avanguardia mondiale delle rinnovabili. Invece c'era Craxi al governo, con la Democrazia Cristiana, Berlusconi operava ancora dietro le quinte, e come lui la mafia (ora entrambi sulle luci della ribalta). Sono vent'anni che l'Italia non produce più nulla. Soprattutto non produce idee. Ma sarebbe meglio dire che è la politica in Italia a non produrre nulla, perché il paese reale è più attivo di quello che ci vogliono far credere. Ci sono un sacco di potenzialità. C'è solo una classe politica che ha succhiato il sangue della nazione. Che ci ha spogliato di mille occasioni. Potevamo essere all'avanguardia nell'energie rinnovabili e oggi esportarle in America, se subito dopo il referendum avessimo imboccato quella strada. Ma ne abbiamo imboccata un'altra e continuiamo a esportare mafia e corruzione.
Allora la simpatia, nel senso greco, ha anche a che fare con la giustizia. In quanto capace di cogliere i sentimenti dell'altro, il simpatico vorrà essere giusto. Di una giustizia umana. Una riflessione che mi colpisce, la fa Hannah Arendt nel suo imprescindibile saggio sul processo a Eichmann. Due in particolare, dice l'autrice, furono le nazioni nelle quali gli ebrei perseguitati trovarono asilo: la Danimarca e l'Italia. Nel primo caso fu il re che, con uno scatto d'orgoglio, si rifiutò di applicare le leggi razziali imposte dall'occupazione nazista. In piena guerra mondiale, Hitler lasciò correre, ordinando ai suoi gerarchi di rimandare la questione a conflitto terminato. Nel caso dell'Italia invece, Mussolini dovette formalmente applicarle (per accontentare il suo alleato), ma stabilendo allo stesso tempo che se l'ebreo fosse stato iscritto al partito fascista, nulla in sostanza gli sarebbe successo (per non urtare troppo la sensibilità del suo popolo). Al giudicare quale dei due atteggiamenti, se la coerenza danese o il raggiro all'italiana, sia da prediligere, secondo la Arendt -a sorpresa -è il nostro. Benché recente come stato-nazione, scrive, l'Italia è il miscuglio di genti innumerevoli e diverse che si sono riversate sulla penisola dando vita a una civiltà antichissima e profonda. Nonostante le leggi razziali, molti furono gli ebrei che dalla Germania fuggirono verso l'Italia, trovando asilo fra la popolazione. Nel corso dei secoli, gli italiani avevano sviluppato una specie di senso innato della giustizia (per cosí chiamarlo) che li portava anche a poter prescindere dalle leggi scritte -non solo quelle razziali. Insomma gli italiani, nel senso greco del termine, sono un popolo simpatico.
Cosí almeno ci vede Hannah Arendt nel 1963. Al leggere quel giudizio benevolo, per una volta mi sento fiero di essere italiano. I danesi possono vantarsi di aver affrontato Hitler apertamente, ma non lo avevano fatto per gli ebrei perseguitati, in primo luogo lo avevano fatto per se stessi, per orgoglio proprio. Mentre dietro le pagliacciate e la buffoneria italiana si nasconde saggezza, compassione e umanità. I napoletani, per esempio. Magari non sono capaci di farti una coda per il pane, ma mai ti metterebbero in coda delle persone per la camera a gas.
Mi pare proprio di sentirmelo dentro quell'innato senso di giustizia, di avercelo nei geni. Poi metto giù il libro e accendo la televisione; ed è quando mi chiedo dove diavolo è andata a finire la simpatia degli italiani. Che la televisione sia piú forte della genetica?