Finalmente una notizia che da tempo era stata pronosticata su questo blog: la legalizzazione delle droghe per uscire dalla crisi economica. Succederà come è successo con l'alcol negli anni '30. La criminalità organizzata sempre più ricca e lo stato sempre più in difficoltà portarono Roosvelt a pronunciare la celebre frase, parafraso: "Credo che sia giunto il momento di farsi una birra!" Non è che all'improvviso scoprirono che l'alcol non faceva poi così male, o addirittura faceva bene, fu innanzitutto per ragioni economiche.
A quanto pare impariamo solo quando la dura realtà ci mette di fronte a qualcosa che non possiamo più negare. Quando sbattiamo la testa contro il muro della nostra stessa ipocrisia. Perché l'economia e l'etica, in fondo, sono intimamente legate, molto più di quanto immagiamo. Comunque... Se a novembre passasse il referendum in California, e i vantaggi economici e morali della legalizzazione diventassero evidenti a tutti, magari fra un paio di anni - o forse prima - ascolteremo Obama dire: "È giunto il momento di farsi una bella canna!"
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sabato 27 marzo 2010
lunedì 8 marzo 2010
1945, elsa morante
"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua
carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli
avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di
ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una
parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte
per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva
naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare
il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il
tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie
sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di
facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un
partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le
sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza,
offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile
enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed
è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico
senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario,
buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di
coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti,
di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico
volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si
immagina sempre di essere il personaggio che vuole
rappresentare."
carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli
avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di
ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una
parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte
per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva
naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare
il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il
tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie
sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di
facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un
partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le
sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza,
offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile
enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed
è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico
senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario,
buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di
coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti,
di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico
volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si
immagina sempre di essere il personaggio che vuole
rappresentare."
giovedì 26 novembre 2009
lunedì 2 novembre 2009
Realisti e normalizzatori
Il mondo si divide in realisti e normalizzatori. I primi sono quelli che cercano di capire il mondo com'è, senza pregiudizi, perché sanno che è l'unico modo per riuscire a migliorarlo davvero. I secondi se ne sbattono di come il mondo è, ma vogliono soltanto imporre qualcosa che loro ritengono normale. Benché ogni giorno gli si presentino casi che smentiscono l'idea di normalità che si son fatti, non sono comunque disposti a cambiarla. C'è chi non riesce a vedere per ignoranza, e chi non vuole per guadagno o ipocrisia. Molti però lo fanno per paura.
Essendo mia madre devota cattolica, da ragazzo non era raro ritrovarsi a casa per cena qualche prete. Sono molto divertenti i preti. Diciamo i cattolici in generale. In fondo, il più delle volte, sono quelli che si chiamano "brave persone". E, in effetti, lo sono davvero. Ciò non toglie che si sbaglino su tante cose. Una sera era venuto fuori con il prete di turno un discorso, molto interessante, sulla sessualità. Lui sosteneva che la sessualità doveva necessariamente essere sottoposta a controllo e limitazione, altrimenti sarebbe diventata dionisiaca. Sí, dionisiaca. Questo il termine che usò. Nel senso di sfrenata, ai limiti delle decenza, eccessiva, financo violenta a giudicare dalla luce che gli si accese negli occhi nel pronunciare quella parola: dionisiaca.
Essendo mia madre devota cattolica, da ragazzo non era raro ritrovarsi a casa per cena qualche prete. Sono molto divertenti i preti. Diciamo i cattolici in generale. In fondo, il più delle volte, sono quelli che si chiamano "brave persone". E, in effetti, lo sono davvero. Ciò non toglie che si sbaglino su tante cose. Una sera era venuto fuori con il prete di turno un discorso, molto interessante, sulla sessualità. Lui sosteneva che la sessualità doveva necessariamente essere sottoposta a controllo e limitazione, altrimenti sarebbe diventata dionisiaca. Sí, dionisiaca. Questo il termine che usò. Nel senso di sfrenata, ai limiti delle decenza, eccessiva, financo violenta a giudicare dalla luce che gli si accese negli occhi nel pronunciare quella parola: dionisiaca. sabato 24 ottobre 2009
Avanti il prossimo

Marrazzo tira coca e va a trans. Questo mi pare di aver capito dal poco che ho letto sui giornali. Embè? Qual è il problema? Saran fatti suoi. Qualcuno dice che se fosse vero dovrebbe dimettersi. E perché mai? Perché si tira la coca col trans... o viceversa?
In quanto politico mi basta che sia buon amministratore. Se gli serve la coca per rimanere lucido e fare bene il suo lavoro, ossia difendere gli interessi della collettività, mi può solo dispiacere per lui. Pare infatti che la coca, sul lungo termine, non sia proprio salutare per l'organismo e il conto in banca. Riguardo al trans invece, non mi risulta che ci siano particolari controindicazioni.
Allora, se di notte a Marrazzo piacciono trans e coca, la colpa di cui si macchierebbe, ciò per cui Noi lo riteniamo veramente immorale e condanniamo qui per empietà di fronte a Dio e agli uomini (scusate, mi faccio prender la mano!), è semmai per il viiile comportamento che esibisce di giorno: ossia quale buon marito eterosessuale rispettoso delle norme di Sacra Romana Chiesa.
Ecco, risultasse tutto vero, anche il buon Marrazzo sarebbe caduto nel più infame, subdolo e distruttivo di tutti i peccati, piuttosto diffuso peraltro: l'ipocrisia.
lunedì 14 settembre 2009
venerdì 11 settembre 2009
Teoria della dissonanza cognitiva

Secondo la teoria della "cognitive dissonance", molti dei nostri malesseri derivano da un costante conflitto interiore che consuma grandi quantità di energie. Essendo il conflitto quasi sempre inconscio ci sentiamo stanchi senza sapere perché, e senza che ci sembri di aver fatto granché.
In realtà non abbiamo smesso per un secondo di usare l'organo che consuma l'80% dell'energia dell'organismo. Intendo il cervello.
Una dissonanza cognitiva (o conflitto interiore) è tanto più debilitante quanto più ha a che fare con la "self-image", l'idea che abbiamo di noi stessi. È evidente. Perché amiamo l'idea che ci siamo fatti di noi stessi più di noi stessi. E soprattutto, amiamo l'idea che ci siamo fatti di noi stessi più della felicità.
Nel momento in cui riusciamo a risolvere il conflitto interiore, rilasciamo la tensione nervosa accumulata e sentiamo come un nodo sciogliersi mentre un profondo sollievo inonda l'organismo.
Ma il più delle volte ciò non avviene, perché sciogliere il nodo comporta la rinuncia alla self-image. Preferiamo finire strozzati piuttosto che deludere l'ego. Da ciò deriva un fenomeno curiossisimo ma comprensibile alla luce di questa teoria, elaborata da un certo Festinger. Nel 1950, Festinger vuole capire perché i membri di una setta, convinti che la Terra sarebbe stata distrutta il 21 dicembre dello stesso anno mentre loro sarebbero stati salvati dagli alieni, nel momento in cui il fatto non si verficò, il culto per le credenze della setta non diminuì affatto, al contrario aumentò. Benché i fatti smentissero le teorie (nessun ometto verde si era presentato alla porta della congregazione e il mondo era ancora tutto lì), i membri della setta divennero ancora più devoti e fanatici. Perché?
Perché, secondo Festinger, la dissonanza della convinzione inconscia di essere stati cosí stupidi era talmente grande e minacciosa per la self-image che, al posto di rivedere le loro credenze per farle coincidere con i fatti, rivisitarono i fatti per salvare le credenze: grazie alla devozione della setta, gli alieni non avevano salvato loro ma il mondo intero.
C'è poco da ridere. Tutti noi ogni giorno compiamo acrobazie logiche di questo tipo pur di non ammettere che si è fatta una cazzata. In Italia oggi, ad esempio, più Berlusconi si dimostra per quello che è (un ometto verde), più i sondaggi di gradimento in suo favore crescono. Perché?
domenica 12 luglio 2009
domenica 5 luglio 2009
Italia off line
L'odiosa gabella di Internet in hotel, di Gian Antonio Stella
«E con un supplemento di venti euro può avere anche l' acqua calda». Se solo un hotel non dico esclusivo, non dico di lusso, non dico quattro stelle, non dico tre stelle ma perfino una qualunque locanda Teresina nella Bassa padana o una qualunque pensione Carmela sui monti Nebrodi osasse fare a un cliente un' offerta del genere, diventerebbe lo zimbello di tutti i siti Internet del mondo. L' acqua calda a pagamento la offrivano nell' Ottocento a Tex Willer e Tiger Jack, per un dollaro, gli alberghi spersi nelle praterie del Far West ma da decenni è, ovviamente, inclusa nel prezzo. Offrirla in cambio di un supplemento farebbe arrossire di imbarazzo anche l' albergatore più esoso, più tirchio, più ladrone. Lo stesso che invece, pare impossibile, riesce a non arrossire chiedendo un supplemento per un servizio che ormai viene dato gratis in larga parte del sistema alberghiero del mondo occidentale, compresi i camping dei grandi parchi canadesi sulle Montagne Rocciose: l' uso di Internet. Quindici euro qui, venti lì, addirittura 25 euro (quasi dieci di più di quanto paghi al tecnico telefonico per installarti una banda larga a Miami) in certi hotel celeberrimi di Firenze, Venezia, Roma o Milano per il collegamento 24 ore. Un «pedaggio» che risulta particolarmente inatteso e insopportabile ai turisti stranieri, che vivono la gabella per quello che è: una piccola e schifosetta rapina. Ordita, senza che intervengano le autorità amministrative e di governo, per sfruttare il cliente fino all' ultimo cent. Tema: è con queste furbizie indecorose che l' Italia pensa di arginare il calo sempre più vistoso e drammatico di un settore che una volta, nel non lontano 1970, ci vedeva al primo posto nel mondo e oggi ci vede slittati al quinto, con la prospettiva di scendere malinconicamente di altri gradini? Peccato. Peccato perché Internet potrebbe davvero aiutare il turismo italiano a superare questi tempi difficili. Uno studio della Commissione europea ha dipinto un quadro impietoso: il 34% delle prenotazioni alberghiere in Europa viene effettuato via Internet, attraverso il rapporto diretto tra l' ospite e l' hotel. Noi arranchiamo nelle postazioni di coda, con un misero 24%. Dieci punti sotto la media continentale. Nessuno stupore. Pochi mesi fa un rapporto di Eurostat aveva rivelato che, alla faccia delle promesse di Berlusconi (ricordate le tre «i»: inglese, Internet, impresa?) invece che andare avanti l' Italia online, unica al mondo, è andata indietro. Nel 2006 la diffusione di Internet toccava 43 famiglie su 100 contro una media europea di 54. Nel 2008, mentre gli altri salivano al 60, noi scendevamo al 42. La Francia (fino al 2006 eravamo alla pari) sta sopra di 20 punti, la Germania di 33, la Danimarca di 40, la Svezia di 42, l' Olanda di 44. E vogliamo parlare di rilancio del turismo e di nuove tecnologie? Ma per favore...
(Fonte: laderiva.corriere.it)
sabato 2 maggio 2009
David After Dentist Show
Su Youtube avrà ormai superato i 30 milioni di visioni il video David After Dentist. Caricato da più persone e a cui, a loro modo, hanno risposto altrettante...
Negli Stati Uniti è diventato un caso mediatico e di controversa natura morale. In uno show televisivo con moglie e il piccolo David, il padre si difende da non so quale giornale che aveva espresso il proprio sdegno per la ripresa familiare dove si mette in mostra e si ride del comportamento di un bambino sotto l'effetto della DROGA.
Forte dell'inaspettata diffusione del video, l'American father non ha perso l'occasione e a messo subito in produzione una linea di T-shirt con stampate su le frasi memorabili del bimbo sballato. Oltre a un blog, ovviamente, per tenerci informati su come cresce il piccolo che, con molta probabilità, non ne vorrà più sapere di droghe nella sua vita.
Infine, non so quanti idioti che non c'hanno un cazzo da fare (come me che sto scrivendo sta cosa) si sono sbizzarriti con le imitazioni. Di seguito un paio fra le più... idiote: Kevin After Dentist & Chad after Dentist.
venerdì 24 aprile 2009
Uguaglianza per tutti
Il mondo va verso una crisi epocale. Ma non necessariamente crisi vuol dire morte. La crisi può anche essere un'occasione per cambiare, per darsi da fare e diventare migliori. Certo, siamo ancora all'inizio di un processo che dovrà seguire un certo decorso. Se la crisi è la manifestazione di un disagio profondo, bene, allora sappiamo che il sintomo è già l'inizio della cura. Ci sarà da soffrire, ma stringere i denti e resistere ci renderà più forti. Capaci di demolire il passato per ricomporne scenari possibili, e adoperarsi nel presente per renderli reali. Si potrebbero dire molte cose su questo futuro ancora a venire. Ci saranno energie rinnovabili e pulite, si mangeranno insetti:(, la gente tornerà ad avere fiducia nel prossimo, ci sarà allegria e spensieratezza perché ci sarà lavoro per tutti. E il lavoro credo che sia un nodo centrale. Se vogliamo uscire dalla crisi la soluzione non è lavorare di più, paradossalmente la soluzione è lavorare tutti molto di meno. Direi che i tempi si dovrebbero dimezzare mentre i salari al massimo ridursi di un terzo. Alcune grandi compagnie americane già lo fanno. Ibm offre un anno di aspettativa a un terzo dello stipendio ai suoi manager al momento non proprio indaffarati. Evitando mille complicazioni legali, e con la piena collaborazione del manager stesso che non ne può più di lavorare, e a cui un anno sabbatico in giro per il mondo o a casa con la famiglia gli viene da dio. È questo socialismo? Non lo so. A me sembra common sense. L'umanità è arrivata al paradosso per il quale se vuole continuare a crescere non deve accellerare il ritmo di lavoro: deve rallentarlo. E poi lo sappiamo, quando siamo sereni e non ci sentiamo stressati produciamo molto di più, siamo più creativi e ci vengono in mente idee geniali.
Ma è anche possibile che imbocchiamo la strada opposta. Che ci mettiamo a lavorare come assatanati, per sfuggire alla depressione che c'incalza. Invidiandoci l'uno con l'altro, mentre puntiamo il dito contro chi gode di migliori condizioni, lavora di meno e guadagna pure di più. Senza capire che non è l'altro a godere d'ingiustificati diritti ma noi quelli che ne sono stati privati. Invece, mossi dalla frustrazione, chiediamo a gran voce stesse condizioni per tutti, elevandoci a difensori dell'uguaglianza. Ma quale uguaglianza? Ricordo un aneddoto su Olof Palme, il leader socialista svedese, quando, già presidente del paese, ricevette il suo omologo portoghese, salito al potere in seguito alla Rivoluzione dei Garofani, non ricordo il nome. Comunque, questi gli disse che ora in Portogallo l'avrebbero fatta finita con i ricchi. Senza scomporsi, Olof Palme gli rispose che invece in Svezia volevano farla finita con i poveri.
Allora le alternative non sono molte. O ci diamo una calmata, a partire dal profondo di noi stessi. O presto diventeremo tutti cosí:
Ma è anche possibile che imbocchiamo la strada opposta. Che ci mettiamo a lavorare come assatanati, per sfuggire alla depressione che c'incalza. Invidiandoci l'uno con l'altro, mentre puntiamo il dito contro chi gode di migliori condizioni, lavora di meno e guadagna pure di più. Senza capire che non è l'altro a godere d'ingiustificati diritti ma noi quelli che ne sono stati privati. Invece, mossi dalla frustrazione, chiediamo a gran voce stesse condizioni per tutti, elevandoci a difensori dell'uguaglianza. Ma quale uguaglianza? Ricordo un aneddoto su Olof Palme, il leader socialista svedese, quando, già presidente del paese, ricevette il suo omologo portoghese, salito al potere in seguito alla Rivoluzione dei Garofani, non ricordo il nome. Comunque, questi gli disse che ora in Portogallo l'avrebbero fatta finita con i ricchi. Senza scomporsi, Olof Palme gli rispose che invece in Svezia volevano farla finita con i poveri.
Allora le alternative non sono molte. O ci diamo una calmata, a partire dal profondo di noi stessi. O presto diventeremo tutti cosí:
venerdì 13 marzo 2009
Il World Wide Web compie 20 anni

1990 was a momentous year in world events. In February, Nelson Mandela was freed after 27 years in prison. In April, the space shuttle Discovery carried the Hubble Space Telescope into orbit. And in October, Germany was reunified.
Then at the end of 1990, a revolution took place that changed the way we live today...
martedì 3 marzo 2009
Chi dice Luttazzi?
Beppe mi scrive:
Luttazzi è intellettuale oggi molto scomodo, le sue bordate in questo momento storico sono pari a quelle del corsaro Pasolini, al punto che nessuno gli da più voce neanche all'interno della cerchia della sinistra democraticista.
Infatti i suoi affondi critici supportati da una corretta teoria sociale rispetto all'esistente sono complessivi. Il rapporto tra potere e istituzioni è analizzato, smontato e deriso all'interno di un quadro ben più ampio di critica del capitalimo, insomma Luttazzi non dimentica le contraddioni sociali fondamentali e più torbide su cui si reggono le istituzioni democratiche di un "particolare" sistema sociale insieme alla collusione di un'intera classe dirigente.
Se quindi il problema non è la collusione politica dentro le istituzioni bensì il loro fondarsi sullo sfruttamento generale del lavoro e sulla guerra come sistema di dominio permanente, è proprio per questo che Luttazzi avendo scelto come modalità critica di denuncia politica il punto di vista più esterno al sistema ha finito per pagarne il prezzo più alto, a differenza di molti altri suoi colleghi che rimanendo al di qua della semplice satira interna e caricaturale di sistema per questo in TV ancora si riescono a vedere.
giovedì 12 febbraio 2009
La simpatia degli italiani
Allora la simpatia, nel senso greco, ha anche a che fare con la giustizia. In quanto capace di cogliere i sentimenti dell'altro, il simpatico vorrà essere giusto. Di una giustizia umana. Una riflessione che mi colpisce, la fa Hannah Arendt nel suo imprescindibile saggio sul processo a Eichmann. Due in particolare, dice l'autrice, furono le nazioni nelle quali gli ebrei perseguitati trovarono asilo: la Danimarca e l'Italia. Nel primo caso fu il re che, con uno scatto d'orgoglio, si rifiutò di applicare le leggi razziali imposte dall'occupazione nazista. In piena guerra mondiale, Hitler lasciò correre, ordinando ai suoi gerarchi di rimandare la questione a conflitto terminato. Nel caso dell'Italia invece, Mussolini dovette formalmente applicarle (per accontentare il suo alleato), ma stabilendo allo stesso tempo che se l'ebreo fosse stato iscritto al partito fascista, nulla in sostanza gli sarebbe successo (per non urtare troppo la sensibilità del suo popolo). Al giudicare quale dei due atteggiamenti, se la coerenza danese o il raggiro all'italiana, sia da prediligere, secondo la Arendt -a sorpresa -è il nostro. Benché recente come stato-nazione, scrive, l'Italia è il miscuglio di genti innumerevoli e diverse che si sono riversate sulla penisola dando vita a una civiltà antichissima e profonda. Nonostante le leggi razziali, molti furono gli ebrei che dalla Germania fuggirono verso l'Italia, trovando asilo fra la popolazione. Nel corso dei secoli, gli italiani avevano sviluppato una specie di senso innato della giustizia (per cosí chiamarlo) che li portava anche a poter prescindere dalle leggi scritte -non solo quelle razziali. Insomma gli italiani, nel senso greco del termine, sono un popolo simpatico.
Cosí almeno ci vede Hannah Arendt nel 1963. Al leggere quel giudizio benevolo, per una volta mi sento fiero di essere italiano. I danesi possono vantarsi di aver affrontato Hitler apertamente, ma non lo avevano fatto per gli ebrei perseguitati, in primo luogo lo avevano fatto per se stessi, per orgoglio proprio. Mentre dietro le pagliacciate e la buffoneria italiana si nasconde saggezza, compassione e umanità. I napoletani, per esempio. Magari non sono capaci di farti una coda per il pane, ma mai ti metterebbero in coda delle persone per la camera a gas.
Mi pare proprio di sentirmelo dentro quell'innato senso di giustizia, di avercelo nei geni. Poi metto giù il libro e accendo la televisione; ed è quando mi chiedo dove diavolo è andata a finire la simpatia degli italiani. Che la televisione sia piú forte della genetica?
martedì 30 dicembre 2008
Il bello, il buono e l'intelligente

Ci sono 3 forme di schiavitù nella società moderna che, a mio parere, non sono state dovutamente segnalate. Rispondono a questi 3 concetti: il bello, il buono e l'intelligente. Sono falsi miti che solo ci procurano un sacco di sofferenze. Dietro di essi si nasconde la più sottile delle manipolazioni imposta dalla società alla libera espressione dell'individuo e al pieno godimento del corpo. Ma andiamo per ordine.
Bello non vuol dire nulla. Il bello, come tutti sappiamo, è condizionato dal tempo in cui viviamo. Nella società dei consumi è una cosa, nel Rinascimento era un altra (vedi maniglie d'amore della Venere del Botticelli). Ne sono soprattutto schiave le donne, ma anche gli uomini, quest'ultimi spesso per via indiretta, ossia attraverso la vanità del loro ego: possono esibire la bella donna al loro fianco. Al bello va sostituito l'erotico. È molto più reale e tangibile. È la calda inspegabile attrazione che ci trascina verso un'altra persona. Quel sano desiderio che, credetemi, ha più a che vedere con gli odori che con l'aspetto fisico. Si chiamano feromoni.
Il buono. Il buono, come si sa, è spesso un frustrato: masochista con l'ossessione di non voler offendere nessuno ma sempre offendendo se stesso. In casi estremi, diventa l'insetto di Kafka. Diffidate dei buoni. I proverbi al rispetto non mancano. "Le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni". In genere dietro la finta bontà si nascondono le nostre debolezze. Le persone più pericolose, gli infami che ti pugnalano alla schiena sono gli stupidi, i deboli o i ben intenzionati. Dei tre, i più pericolosi sono di gran lunga gli ultimi. Alla bontà va sostituita l'autonomia, quindi. L'autenticità. Non dobbiamo essere buoni; dobbiamo essere noi stessi.
Da ultimi gli intelligenti. Intelligente... Cosa mai vorrà dire questa parola? Non c'è concetto più fuorviante. Può voler dire tutto o niente. Di certo non è l'intelligenza che serve nella vita, semmai il carattere. Ne sono soprattutto schiavi gli uomini, e alcune donne. In genere i più intelligenti sono i meno onesti, i furbi, o i più capaci nel costruire sofisticate giustificazioni a sostegno delle loro azioni riprovevoli, se sono intellettuali. Vedi razionalizzazione. All'intelligenza va sostituito il concetto di consapevolezza.
Allora non più bello, buono e intelligente. Ma erotico, autentico e consapevole.
lunedì 8 dicembre 2008
lunedì 1 dicembre 2008
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