Oggi le capitali di mezzo mondo si collegheranno con Roma per un evento che si prospetta come la più estesa manifestazione di piazza contro un governante di un paese occidentale mai vista prima. Parigi, Londra, Madrid, Budapest ma anche New York, Buenos Aires, Ottawa o Rabat(!?). Se ne contano oltre 40 sul sito ufficiale de No B. Day. La diaspora degli italiani nel mondo, fuggiti da un paese finito in mano alla criminalità organizzata, per cercare all'estero quello che gli viene precluso a casa. Un posto di lavoro all'altezza delle loro capacità e meriti. Io parteciperò qua da Berlino. Sul gruppo Facebook del No B. Day di Berlino non si leggono solo nomi italiani, ma anche Angerer, Gertis o Wüstefeld. Quest'ultimo si limita a lasciare un solo messaggio: Damn you Berlusconi!!!
(FOTO: Invito a non entrare per gli elettori di Berlusconi esposto sulla vetrina di un ristorante italiano a Berlino, da italiansinberlin.blogspot.com)
Vi dirò, innanzitutto è una questioe di principio. Principio liberale. Thomas Jefferson diceva che lo Stato deve intervenire con la legge soltanto qual'ora un cittadino procuri un danno fisico, o patrimoniale, a un altro cittadino. Al di fuori dei due casi, lo Stato deve tenersi in disparte. Altrimenti opera uno sconfinamento che va a discapito della libertà dell'individuo. La pelle è la sola frontiera che non possiamo valicare; il corpo l'unico paese da cui non ci è concesso esilio. Esso è assoluta giurisidizione del singolo. Valga per le droghe come per l'eutanasia.
Poi è una questione di qualità. Di qualità ed educazione. La qualità delle sostanze che utilizziamo; l'educazione a un corretto uso delle stesse -siano esse droghe o farmaci.
Da ultimo, ma non meno importante: è una legge dell'economia. Se la società (a grandi numeri) richiede una merce, decretarne l'illegalità non è nient'altro che promuovere il fiorire di strutture criminali organizzate che sopperiscono al deficit di offerta della stessa. Che si traduce in: prezzi più alti, qualità scadente, educazione nulla. La battaglia alle mafie non si può condurre sul solo piano giudiziario-repressivo. Non basta neppure la sensibilizzazione e coinvolgimento dell'opinione pubblica. Bisogna strozzarle a livello economico. Dopo la legge sul congelo dei beni, cessarono i sequestri di persona in Sardegna. Mentre in una logica proibizionista (senz'altro inefficace sul piano educativo), riuscissimo pure a disarticolare una struttra criminale dedita al traffico di droga, subito ne sorgerebbe un'altra, a rilevarne il ruolo, e sopperire alla richiesta della società. Questa è la legge dell'economia: legge della domanda e dell'offerta. E da lì non si scappa.
Il proibizionismo in America è finito non perché un giorno i dottori hanno scoperto che il vino non faceva poi cosí male (anzi usato con moderazione poteva addirittura essere salutare), ma quando è arrivata la depressione economica. Non c'erano più i soldi per mantenere tutto l'apparato repressivo dello Stato, mentre invece le mafie muovevano capitali sempre più ingenti e le diverse fazioni si sparavano per le strade di Chicago.