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lunedì 13 luglio 2009

È iniziata la grillomania!


Cogliendo di sorpresa tutti quanti (forse anche se stesso), Beppe Grillo si candida alle primarie del Pd. Nel post sul sito con cui annuncia la sua candidatura, Grillo non sembra aver voglia di scherzare. Pronto a sbaragliare ogni avversario, tende abilmente una mano a Debora Serracchiani. Fassino preannuncia da subito il diniego da parte della dirigenza del Pd ad accoglierne l'iscrizione. Mentre Mario Adinolfi dà il benvenuto al comico e invita i burocrati a non impedirne di fatto la candidatura.

Grillo compie una mossa geniale, stringendo in una morsa l'attuale dirigenza del Pd che, se accetta la sfida, rischia sul serio di consegnargli la segreteria del partito; ma se invece la rifiuta, perde parte del proprio elettorato il quale, in un moto di sdegno, potrebbe boicottare le primarie inficiandone il risultato o, piú in generale, traghettare il voto a Di Pietro.

Ve lo immaginate Beppe segretario del Pd? La sfida diventerebbe tra il Grillo Parlante e Lucignolo nel paese dei Balocchi (lo psiconano). O addirittura Beppe presidente del Consiglio! Sarebbe la fine di un era, di un linguaggio, di un'idea della politica e della società. WiFi gratutito ed energia pulita. Niente piú mafia e inciuci ma meritocrazia e lavoro. Niente più presunzioni del potere ma schiettezza e umanità.

Beppe Grillo ci stai facendo letteralmente sognare!

domenica 21 giugno 2009

La giovane ribelle di Teheran



In un paese in cui alle donne non è permesso mostrare il volto mentre vivono, il volto di questa ragazza che muore risulta ancor più devastante.

lunedì 15 giugno 2009

Costruire un'alternativa europea


Rosa Díez busca aliarse con el azote de la corrupción en Italia en la Eurocámara

Unión, Progreso y Democracia (UPyD) está trabajando una alianza en el Parlamento Europeo con la Italia de los Valores (IdV), la lista del ex juez Antonio Di Pietro, instructor en los noventa del proceso 'Manos Limpias' contra la corrupción política en el país transalpino, informan fuentes de UPyD.

Ambas formaciones han experimentado notables ascensos en su respaldo electoral en las elecciones del pasado domingo. El partido de Rosa Díez ha logrado un escaño en su primera participación en unas europeas y ha sido la única formación que mejorado sus resultados de las generales de hace un año, mientras que la lista de Di Pietro ha marcado un resultado récord subiendo hasta el 8% y siete escaños.

Además, UPyD e IdV comparten similares características, como su origen ciudadano ajeno a los partidos tradicionales y una marcada personalidad de sus líderes.

El objetivo sería compartir grupo parlamentario en la Eurocámara, pero las normas internas de la institución exigen un determinado número de diputados y que haya representación de varios países, lo que les obligaría a reclutar diputados de otros estados europeos.

(Fonte: elmundo.es)

lunedì 8 giugno 2009

Protesta in Guatemala per l'infame omicidio


"A viewer-submitted report from the protests in Guatemala City demanding justice for the assassinated lawyer who blamed the president for his imminent death"

Secondo quanto dice la ragazza che gira il video con il cellulare, i manifestanti che chiedono giustizia contro il presidente mafioso che tiene in scacco il paese si concentrano in Plaza Italia.

venerdì 5 giugno 2009

Il peccato capitale


Non sappiamo di chi sia quel culetto, né quel cazzetto, ma siamo sicuri a chi appartenga la faccia da culo. E siamo anche certi a chi appartiene la villa dove hanno luogo i festini, a chi appartengono i giornali che si rifiutano in Italia di pubblicarne le foto, e pure le televisioni che non le mostrano e... forse l'unica cosa pubblica che c'è rimasta sono gli aerei di stato, ma anche di quelli sembra sia stato fatto indebito uso.

A Berlusconi non ci sono mai riusciti a tagliargli le gambe; forse ci riusciranno ora a tagliargli qualcos'altro. Finché corrompeva, rubava, sputava sulle istituzioni ed era di casa con la mafia tutto andava bene. Ma quando siamo in odor di sesso, nella repressa Italia, allora i cattolici in linea generale -e i cellini in particolare -s'indignano. E non lo votano più.

Con il caso Lewinsky, il peccato di Clinton era di aver mentito alla nazione; con il caso Letizia, non sarà certo la menzogna il peccato di Berlusconi.

domenica 24 maggio 2009

Obama mon amour!


Riprendo questo video da boingboing in cui si smonta il ragionamento di Obama e se ne fa a pezzi il discorso, ridicolizzando il tono profetico con cui il presidente incorre in evidente contraddizione con se stesso.

Scrive Cory Doctorow che la giornalista Rachel Maddow segnala come nel discorso sulla sicurezza della nazione Obama propone di sostituire il modello di detenzione senza processo di Guantanamo con il proprio modello di detenzione senza processo, un sistema che il presidente chiama "Indefinite Preventative Detention" e secondo il quale una persona che si considera possa commettere un crimine a un certo punto nel futuro può essere rinchiusa per sempre senza accusa, processo, giuria o appello.

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sabato 16 maggio 2009

Più palle per tutti, by Vittorio Zucconi


Arrivati a questo livello di surreale follia da circo, la strategia migliore per chi non amasse il Cavalier Barconi, ex cav. Palpeggioni, ex cav. Papi, potrebbe essere quella di votarlo e di aumentare ancora la sua ormai dilagante vanità, costringendolo a fare numeri sempre più azzardati, come il giocoliere che deve lanciare in aria sempre più palle, per divertire e distrarre il pubblico. La popolarità è un’amante terribile, che non si accontenta di ninnoli, sottosegretariati, particine in commedia, portafogli o poltroncine. E’ una cortigiana insaziabile, che ogni giorno deve essere nutrita con regali e favori sempre più stravaganti per continuare a concedersi, perchè basta che ti tenga un poco il broncio, che il 75% (vero o falso non importa) diventi il 70% e subito nel Paese dei Campanelli qualcuno dice che ti sta tradendo e tu non sei più quello di una volta. Dunque, invece di sparpagliare voti fra i partiti non berlusconiani, disquisendo se sia più oppositore vero il tizio o il caio, se sia più “de sinistra” quello mio o quello tuo, nessuno dei quali è in grado di dare veramente fastidio all’imperatore fino a quando staranno tutti dispersi, gli avversari dovrebbe continuare ad alimentare la relazione fra il vanesio e la popolarità, come si darebbero cabaret di cannoli a un diabetico, botti di rum a un alcolista, cerini a un piromane. Il destino deve compiersi fino in fondo, l’occupazione e quindi la devastazione devono essere totali e tutti i veleni racchiusi nel ventre di questa Italia e accumulati in decenni di trasformismi e di eufemismi, che il governo sta facendo rigurgitare per nutrirsene e per soddisfare la Pompadour dei sondaggi, devono uscire all’aperto. Berlusconi non ha inventato niente, ci sta semplicemente bombardando con le munizioni che noi gli abbiamo offerto. L’Italia è magnifica quando è costretta a ricostruire.

(Fonte: zucconi.blogautore.repubblica.it)

¿Hasta cuando?, by José Saramago


Hará unos dos mil cincuenta años, días más día menos, a esta hora o a otra, estaba el bueno de Cicerón clamando su indignación en el senado romano o en el foro: “¿Hasta cuando, Catilina, abusarás de nuestra paciencia?”, le preguntaba una vez y muchas al bellaco conspirador que había querido matarlo y hacerse con un poder al que no tenía ningún derecho. La Historia es tan pródiga, tan generosa, que además de darnos excelentes lecciones sobre la actualidad de ciertos acontecidos de otrora, también nos ha legado, para nuestro gobierno, unas cuantas palabras, unas cuantas frases que, por esta o aquella razón, acabaron echando raíces en la memoria de los pueblos. La frase que dejé más arriba, fresca, vibrante, como si acabara de ser pronunciada en este instante, es sin duda una de esas. Cicerón fue un gran orador, un tribuno de enormes recursos, pero es interesante observar como, en este caso, prefirió utilizar términos de los más comunes, que podrían haber salido de la boca de una madre que reprende a un hijo inquieto. Con la enorme diferencia de que aquel hijo de Roma, el tal Catilina, era un mequetrefe de la peor especie, ya sea como hombre, o como político.

La Historia de Italia sorprende a cualquiera. Es un extensísimo rosario de genios, pintores, escultores o arquitectos, músicos o filósofos, escritores o poetas, iluminadores o artífices, un no acabar de gente sublime que representa lo mejor que la humanidad ha pensado, imaginado, hecho. Nunca le faltarán catilinas de mayor o menor envergadura, pero de eso ningún país está exento, es lepra que a todos nos toca. El Catilina de hoy, en Italia, se llama Berlusconi. No necesita asaltar el poder porque ya es suyo, tiene suficiente dinero para comprar todos los cómplices que sean necesarios, incluyendo jueces, diputados y senadores. Ha conseguido la proeza de dividir la población de Italia en dos partes: los que les gustaría ser como él y los que ya lo son. Ahora promueve la aprobación de leyes absolutamente discriminatorias contra la emigración ilegal, saca patrullas de ciudadanos para colaborar con la policía en la represión física de los emigrantes sin papeles y, colmo de los colmos, prohíbe que los niños de padres emigrantes sean inscritas en el registro civil. Catilina, el Catilina histórico, no lo haría mejor.

Dije antes que la Historia de Italia sorprende a cualquiera. Sorprende, por ejemplo, que ninguna voz italiana (al menos que yo sepa) haya retomado, con una ligera adaptación, las palabras de Cicerón: “¿Hasta cuando, Berlusconi, abusarás de nuestra paciencia?” Experiméntese, puede ocurrir que dé resultado y que, por esta u otra razón, Italia vuelva a sorprendernos.

(Fonte: cuaderno.josesaramago.org)

mercoledì 13 maggio 2009

Un appello dal al di là su YouTube



Video-shock registrato da un avvocato guatemalteco, Rodrigo Rosenberg, che, da morto ormai -fantasma della rete -, svela i segreti di una trama fatta di corruzione, banche e narcotraffico, chiamando per nome i suoi assassini: il presidente del paese, Álvaro Colom, e la moglie.

"Si usted está leyendo este mensaje es que yo Rodrigo Rosenberg Marzano fui asesinado por el Secretario Privado de la Presidencia, Gustavo Alejos y su socio Gregorio Valdez, con la aprobación del señor Álvaro Colom y de Sandra de Colom", cosí inizia il perturbante messaggio di Rosemberg.

L'avvocato del Guatemala -santo laico della democrazia -lancia un appello contro l'indifferenza generale e l'apatia diffusa in cui è sprofondato il paese, dove tutti sanno tutto e nessuno dice niente, mentre il Potere Mafioso non ha limiti e non conosce pudore.

venerdì 24 aprile 2009

Uguaglianza per tutti

Il mondo va verso una crisi epocale. Ma non necessariamente crisi vuol dire morte. La crisi può anche essere un'occasione per cambiare, per darsi da fare e diventare migliori. Certo, siamo ancora all'inizio di un processo che dovrà seguire un certo decorso. Se la crisi è la manifestazione di un disagio profondo, bene, allora sappiamo che il sintomo è già l'inizio della cura. Ci sarà da soffrire, ma stringere i denti e resistere ci renderà più forti. Capaci di demolire il passato per ricomporne scenari possibili, e adoperarsi nel presente per renderli reali. Si potrebbero dire molte cose su questo futuro ancora a venire. Ci saranno energie rinnovabili e pulite, si mangeranno insetti:(, la gente tornerà ad avere fiducia nel prossimo, ci sarà allegria e spensieratezza perché ci sarà lavoro per tutti. E il lavoro credo che sia un nodo centrale. Se vogliamo uscire dalla crisi la soluzione non è lavorare di più, paradossalmente la soluzione è lavorare tutti molto di meno. Direi che i tempi si dovrebbero dimezzare mentre i salari al massimo ridursi di un terzo. Alcune grandi compagnie americane già lo fanno. Ibm offre un anno di aspettativa a un terzo dello stipendio ai suoi manager al momento non proprio indaffarati. Evitando mille complicazioni legali, e con la piena collaborazione del manager stesso che non ne può più di lavorare, e a cui un anno sabbatico in giro per il mondo o a casa con la famiglia gli viene da dio. È questo socialismo? Non lo so. A me sembra common sense. L'umanità è arrivata al paradosso per il quale se vuole continuare a crescere non deve accellerare il ritmo di lavoro: deve rallentarlo. E poi lo sappiamo, quando siamo sereni e non ci sentiamo stressati produciamo molto di più, siamo più creativi e ci vengono in mente idee geniali.

Ma è anche possibile che imbocchiamo la strada opposta. Che ci mettiamo a lavorare come assatanati, per sfuggire alla depressione che c'incalza. Invidiandoci l'uno con l'altro, mentre puntiamo il dito contro chi gode di migliori condizioni, lavora di meno e guadagna pure di più. Senza capire che non è l'altro a godere d'ingiustificati diritti ma noi quelli che ne sono stati privati. Invece, mossi dalla frustrazione, chiediamo a gran voce stesse condizioni per tutti, elevandoci a difensori dell'uguaglianza. Ma quale uguaglianza? Ricordo un aneddoto su Olof Palme, il leader socialista svedese, quando, già presidente del paese, ricevette il suo omologo portoghese, salito al potere in seguito alla Rivoluzione dei Garofani, non ricordo il nome. Comunque, questi gli disse che ora in Portogallo l'avrebbero fatta finita con i ricchi. Senza scomporsi, Olof Palme gli rispose che invece in Svezia volevano farla finita con i poveri.

Allora le alternative non sono molte. O ci diamo una calmata, a partire dal profondo di noi stessi. O presto diventeremo tutti cosí:


venerdì 17 aprile 2009

Tutti pazzi per Santoro


Barbara mi aveva scritto:

Nuova perdita di tempo: favorevole o contrario all'eliminazione di 0,01 centesimi di euro per non sostenere più un programma di parte come quello di Annozero? È con il caso Santoro che aprono le prime pagine dei giornali. Leggendo le polemiche mi sono affrettata a vedere la puntata, vivendo all'estero come sempre scaricata dall'efficientissimo sito di annozero a Costozero e senza pubblicità. Il giornalista di parte dicono gli "equidistanti"! A mio avviso non era mai stato più misurato. Se il conduttore è stato di parte, è stato dalla parte del buon senso, che è la parte di tutti. Con tenace lucidità ha più volte ribadito quale era la sua tesi: si sarebbe dovuto realizzare un piano preventivo nell'eventualità di ciò che poi è tragicamente accaduto. Nient'altro. Non si accusava Bertolaso di mancata prontezza nella gestione dei soccorsi. Travaglio stesso abbandona la postura da Sfinge, per ricordare che da quando la protezione civile è passata sotto diretto controllo del governo, i tagli ai finanziamenti avevano spinto lo stesso Bertolaso a minacciare le dimissioni. Ma a quanto pare c'era chi le provava tutte per mettere in bocca a Santoro parole non sue. In questo paese a chi fa bene il proprio mestiere gli si fa dire ciò che non ha mai detto; a chi invece di mestiere dovrebbe fare tutt'altro non gli si fa mai dire ciò che ha detto in realtà.

mercoledì 11 marzo 2009

La geometria della speranza


Chesterton diceva che quanto più la situazione è disperata tanto più dobbiamo sperare. E la metteva come la più alta prova di capacità del cristiano. La speranza io la troverei nella natura del paradosso, che non ti permette di vedere la via d'uscita finché questa non si è data. Benché fosse lì a due passi, molto più vicina di quanto ci si aspettava. La realtà è estremamente paradossale. Questa è la sua logica, il suo discorso. Fossimo capaci di sviluppare un pensiero altrettanto paradossale, che tenesse conto di questa logica, a prima vista imperscrutabile, tutto ci apparirebbe di colpo più chiaro, evidente. Cristallino.

Pensiamo per esempio al concetto di massa critica, che in sostanza coincide con ciò che Malcom Gladwell definisce come tipping point (azzardo una traduzione: punto di ribaltamento). Comprendere quest'idea potrebbe venirci in aiuto, nel nostro esercizio di speranza. In sostanza si basa sulla natura della progressione geometrica, che è fortemente controintuitiva, ma incredibilmente funziona. Un po' come il passaparola. Io svelo un segreto a due amici, che a loro volta lo confidano ad altri due rispettivamente, e nel giro di pochi passaggi il mio segreto è sulla bocca di tutti. Nella progressione gemetrica, inoltre, una piccola variazione al principio, produce cambiamenti enormi alla fine della catena. Ipotizziamo che io sia cosí idiota da confidare il mio segreto non più a due amici ma a quattro, e che ciascuno di loro facesse lo stesso a sua volta. In breve il mio segreto finirebbe in diretta nazionale sul TG1 delle 20. Pare che il numero efficace per sputtanarsi sia il sei.

Quindi la mia speranza sta in ciò: che ancora siamo al di sotto del tipping point, ma che una volta raggiunto s'innescherà un processo irreversibile che travolgerà tutti. E allora l'altra faccia del paradosso, quella salvifica, si svelerà al nostro limitato intelletto.

In fondo è già successo. Anzi è sempre andata cosí. Eppure ogni volta torniamo a disperarci come fosse la prima.