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sabato 6 marzo 2010

annozero sul caso morgan

solo l'altra sera ho potuto vedere la puntata di annozero sul caso morgan. abbastanza deprimente devo dire. mi aspettavo di più da un programma come quello di santoro, ma si vede che era solo un ripiego per evitare di parlare di politica.

fra tutto quello che è stato detto non ce n'è stato uno che abbia centrato il punto, tra l'altro piuttosto chiaro. bonaga che la menava sul bisogno del dionisiaco da parte di tutte le civiltà, quando morgan ammetteva che usava la coca come antidepressivo, ossia non ricerca del dionisiaco ma del più volgare benessere.

quell'altro che aiuta i ragazzi nelle scuole e insisteva ancora sulla teoria del passaggio dello spinello all'eroina, dando una prova di tale ignoranza sul tema che quando i ragazzi di oggi lo ascoltano devono chiedersi di che stia parlando.

tutti che parlavano con attenzione e cautela perché i giovani dovevano essere educati, dimenticandosi che il problema della coca coinvogle molto più gli adulti dei giovani. in fondo i giovani sono intelligenti, e vedono quante menzogne si dicono su un tema con cui si trovano a contatto per strada tutti i giorni.

a parte morgan alla fine della puntata nessuno che avesse detto con decisione che le droghe non dovrebbero essere illegali. l'uso che andrebbe proibito, casomai, è proprio quello che ne fa lui: l'uso terapeutico. finché le droge si prendono per divertirsi non c'e nessun problema, la dipendenza entra in gioco quando le dorghe si prendono per curarsi

martedì 2 febbraio 2010

morgan fuma coca... e lo dice!

toh! qualcuno che una volta chiama la cocaina con il suo nome: antidepressivo. a parte i ragazzini che lo fanno per trasgredire (e si tirano l'intonaco), molti dei dipendenti da cocaina la usano come psicofarmaco. la cocaina -se di cocaina si tratta -non produce nessun particolare effetto su chi non soffre di alcuna patologia mentale, del tipo ansie o depressioni. alle persone che invece ne soffrono, se usata in modiche quantità, le riporta allo stato di normale benessere. la coca è un potente analgesico mentale che, come tutti gli analgesici, non rimuove la causa del dolore: spesso anzi impedisce di trovarla. se non senti dolore, non c'è problema. il dolore è un campanello di allarme, un segnale prezioso che ci invia il corpo, e che faremmo bene ad ascoltare.

ad ogni modo, non credo che esistano studi scientifici al riguardo, visto che il proibizionismo falsa ogni cosa, ma non mi meraviglierei se si dimostrasse che la coca, magari la foglia piuttosto che la polvere, è meno dannosa per l'organismo degli psicofarmaci attualmente in commercio. quello degli psicofarmaci è il business del secolo per le case farmaceutiche, e quello della cocaina è il business del secolo per le mafie. in ogni caso ci guadagnano le banche.

morgan, nell'intervista, dice anche di riuscire benissimo a tenere sotto controllo la coca, facendone un uso medico, moderato e razionale. molti dei tiratori cronici fanno lo stesso: persone che non vengono generalmente associate con la sostanza. non certo ragazzini ma professionisti: avvocati, politici, professori o dentisti... soprattutto dentisti!

giovedì 31 dicembre 2009

l'età più bella della vita


volevo solo segnalare un bell'articolo pubblicato dal quotidiano la repubblica in data 30 dicembre 2009 a firma di adriano prosperi. ho provato a cercalo in rete ma non ci sono riuscito, spero che siate più bravi di me. comunque, nell'articolo lo storico lamenta la poca memoria della gente che sembra non ricordare chi fossero i terroristi nel passato recente e remoto, allorché casca nel luogo comune per cui qualcuno che si fa saltare in aria deve necessariamente essere un povero e miserabile.

prendendo spunto dall'ultimo fallito attentato sul volo 253 della northwest airlines messo in atto da umar farouk, il giovane nigeriano procedente da famiglia ricca e liberale, prosperi segnala il comune substrato di malessere psicologico ed esistenziale degli attentatori di tutte le ere -ne cita addirittura alcuni del '500 - ma di una sola età, appunto la giovinezza.

in alcuni messaggi che il washington post ha rintracciato su diversi forum online, il giovane attentatore nigeriano confessa la propria solitudine e senso di smarrimento. allora umar -come tanti prima di lui -per sfuggire alla depressione e dare un senso alla propria vita, abbraccia la causa dei 'veri amici' mussulmani incontrati in egitto e in yemen. e decide di farsi saltare in aria... in compagnia.

venerdì 11 settembre 2009

Teoria della dissonanza cognitiva


Secondo la teoria della "cognitive dissonance", molti dei nostri malesseri derivano da un costante conflitto interiore che consuma grandi quantità di energie. Essendo il conflitto quasi sempre inconscio ci sentiamo stanchi senza sapere perché, e senza che ci sembri di aver fatto granché.

In realtà non abbiamo smesso per un secondo di usare l'organo che consuma l'80% dell'energia dell'organismo. Intendo il cervello.

Una dissonanza cognitiva (o conflitto interiore) è tanto più debilitante quanto più ha a che fare con la "self-image", l'idea che abbiamo di noi stessi. È evidente. Perché amiamo l'idea che ci siamo fatti di noi stessi più di noi stessi. E soprattutto, amiamo l'idea che ci siamo fatti di noi stessi più della felicità.

Nel momento in cui riusciamo a risolvere il conflitto interiore, rilasciamo la tensione nervosa accumulata e sentiamo come un nodo sciogliersi mentre un profondo sollievo inonda l'organismo.

Ma il più delle volte ciò non avviene, perché sciogliere il nodo comporta la rinuncia alla self-image. Preferiamo finire strozzati piuttosto che deludere l'ego. Da ciò deriva un fenomeno curiossisimo ma comprensibile alla luce di questa teoria, elaborata da un certo Festinger. Nel 1950, Festinger vuole capire perché i membri di una setta, convinti che la Terra sarebbe stata distrutta il 21 dicembre dello stesso anno mentre loro sarebbero stati salvati dagli alieni, nel momento in cui il fatto non si verficò, il culto per le credenze della setta non diminuì affatto, al contrario aumentò. Benché i fatti smentissero le teorie (nessun ometto verde si era presentato alla porta della congregazione e il mondo era ancora tutto lì), i membri della setta divennero ancora più devoti e fanatici. Perché?

Perché, secondo Festinger, la dissonanza della convinzione inconscia di essere stati cosí stupidi era talmente grande e minacciosa per la self-image che, al posto di rivedere le loro credenze per farle coincidere con i fatti, rivisitarono i fatti per salvare le credenze: grazie alla devozione della setta, gli alieni non avevano salvato loro ma il mondo intero.

C'è poco da ridere. Tutti noi ogni giorno compiamo acrobazie logiche di questo tipo pur di non ammettere che si è fatta una cazzata. In Italia oggi, ad esempio, più Berlusconi si dimostra per quello che è (un ometto verde), più i sondaggi di gradimento in suo favore crescono. Perché?

domenica 1 marzo 2009

La mafia che avanza



La democrazia si difende palmo a palmo. Mentre la mafia avanza fisicamente lungo la penisola, e Roma capitale implode nella corruzione, lo sconforto prende piede dentro di noi e cala a fondo negli animi. La democrazia è anzittutto una condizione interiore. Una sorta di vitalità. La libertà di poter dire e fare ciò che si vuole -in quanto non si faccia danno a nessuno -e di affermare le proprie potenzialità, operando in una società che valorizzi gli aspetti alti dell'animo umano: il coraggio, il merito, l'impresa. La mafia è anch'essa una condizione interiore. Nasce dalla paura, dall'insicurezza e dalla viltà. Il passaggio dall'una all'altra condizione non è poi cosí difficile. Basta un po' di coraggio, di determinazione e di unione tra le persone.

Andiamo verso un'Italia in cui a rischio è la democrazia. La chance di vivere una vita piena e felice e, soprattutto, libera. Non assoggettiamoci alle usurpazioni, non interiorizziamo uno stato di costante autocensura: per paura di offendere o di essere offesi. Dobbiamo in primo luogo esprimere noi stessi. Ciò conta più di vivere. La vita senza espressione è morte in vita. Oggi la chiamiamo con un altro nome, e ne abbiamo fatto una malattia. Ma non è nient'altro che questo. Non m'interessa vivere, diceva Henry Miller, m'interessa esprimere me stesso.

Non ci è possibile fare altrimenti. Questa è la sola cura. Questa è l'essenza della democrazia che, come ogni altra cosa, trova le sue vere radici nel profondo dell'animo umano.

mercoledì 4 febbraio 2009

TAO 1º



È vero che ci sono le cose esterne

ma ciò che piú conta succede all'interno.

Attieniti a ciò che è essenziale;

afferrati a ciò che è semplice;

liberati dall'egocentrismo;

controlla i desideri.