"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua
carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli
avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di
ogni autorità di governo.
Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una
parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte
per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva
naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare
il suo voto al forte piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il
tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie
sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di
facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un
partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le
sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza,
offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile
enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed
è difficile trovare un più completo esempio italiano.
Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico
senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario,
buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di
coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti,
di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico
volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si
immagina sempre di essere il personaggio che vuole
rappresentare."
Visualizzazione post con etichetta fascismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fascismo. Mostra tutti i post
lunedì 8 marzo 2010
mercoledì 14 ottobre 2009
Made in Italy

Vaya ganado y qué caro sale el zoo, por Félix de Azúa
Como seguramente les sucede a mis estimados lectores, hace ya tiempo que atiendo a las noticias políticas como otros ciudadanos siguen los dramas sexuales de las televisiones. Un interés severamente antropológico me lleva a continuar informado sobre la política española, como quien lee noticias sobre los desconcertantes hábitos de los Inuit.
A veces uno se conmueve. Que un político valenciano hable de unas "niñas rusas elegantes y educadas" o de orgías en el chaletito del alcalde, de verdad, emociona. Supera incluso el grado de realismo socialista de la televisión de Pajares. Que los políticos catalanes envíen información escolar en catalán y árabe, me conduce al éxtasis. Que el ayuntamiento de Sevilla rechace un acto literario sobre Agustín de Foixá porque era fascista, me lleva a las lágrimas. ¡Qué no harán con Azorín, con J.V Foix, con Sacristán, con Cela, con Ridruejo, todos ellos fascistas en algún momento de su vida! ¡Y con qué alegría acogen a estalinistas como Alberti, mucho menos interesante que los antes citados! ¡Qué bien se mantiene el genotipo inquisitorial sevillano, ahora ataviado con la sotana de la corrección política!
En su admirable ensayo "Ejemplaridad pública", editado por Taurus, Javier Gomá habla de algo que debería ser imperioso para los políticos españoles, la intransigencia sobre un modelo honrado de conducta por parte de los poderes públicos, en un país que (casi) sólo propone modelos de abyección moral en su historia. Pero la casta política se empeña en hacer de sí misma una caricatura. Patriotas de barretina dorada como Millet, convertidos en carteristas más patéticos que Roldán. Diputados católicos que dilapidan una fortuna (la nuestra) en una casa de putos. Jefes de la policía que alertan a un etarra para que se ponga a salvo. ¡Qué corrala!
En una ocasión dije que nos aproximábamos al modelo italiano. Error: lo estamos superando. Si alguien vota en las próximas elecciones, por favor, que lo haga por el más grotesco, el que da más risa. El consuelo del esclavo es hacer chistes sobre el amo.
(FONTE: elboomeran.com)
lunedì 12 ottobre 2009
I pupazzi della Storia

Berlusconi sta per cadere. È incredibile come nella realtà si torni sempre a recitare il canovaccio di un medesimo dramma consegnatoci dalla Storia. Napoleone e Hitler, vengono a mente personaggi dalle psicologie affini, caratterizzati nei loro giorni finali da un medesimo meccanismo psicologico di "scollamento dalla realtà".
Berlusconi punta all'ultimo grande assalto: la repubblica presidenziale, il plebiscito. Pagine già scritte. I cosiddetti protagonisti della Storia si trasformano in pupazzi. Intrappolati in un dramma di cui non sono padroni. Potenti nelle loro azioni ma non liberi. Incapaci di ascoltare perché sprovvisti di quella sana umiltà che gli permetterebbe di correggere il tiro. Feriti nell'orgoglio e accecati dal rancore.
Come ci dovette provare al tempo qualche gerarca nazista, dicono che oggi Ghedini stia cercando di far ragionare il Capo. Offrendogli strategie alternative per moderarne le pretese. Ma non riuscirà a imporsi chi ha paura di alzare la voce. Lui in fondo si è sempre limitato a dispensare consigli, non l'hanno mai pagato per prender decisioni. E il Capo poi, è ben degno di questo titolo. Più volte ha sorpreso avversarsi e amici con le sue miracolose doti strategiche, i suoi riusciti colpi di mano. Che avesse ragione anche questa volta? O andrà a finire che pure Ghedini s'inghiottirà la pasticca di cianuro con il suo Führer?
sabato 10 ottobre 2009
Silvio, grande fonte d'ispirazione!
Povero Silvio! Quest'uomo comincia quasi a farmi pena. In fondo, è bene ricordarsi che Silvio non è la causa, ma l'effetto. Espressione di ciò che noi italiani in gran parte siamo. E speriamo di poter presto dire: siamo stati!
"Non ho paura del Berlusconi in sé, ma del Berlusconi in me", diceva Giorgio Gaber.
P.S. Già che ci siamo, avrei anch'io un suggerimento, per chi volesse realizzarla:
Silvio fa' presto, ché sono le 8. Se non ti muovi, fai tardi lo stesso. E poi la smetti, con tutto quel trucco, che non sta bene, te l'ho già detto...
domenica 10 maggio 2009
La conquista degli italiani
Montanelli individua una verità fondamentale, a suo dire. Che l'essenza del fascismo stava in un'intuizione di Mussolini, ossia che "per piacere agli italiani bisognava dare a ciascuno di essi una piccola fetta di potere con il diritto di abusarne". L'italiano vanitoso, che il clima mite della penisola porta a vivere per le strade fra la gente, dando sfogo alla sua inclinazione all'apparire e allo sfoggio di sé, si prestava alla perfezione alla solare* retorica fascista.
Se i sondaggi non mentono, chiedo allora qual è stata, alla pari di Mussolini, l'intuizione fondamentale di Berlusconi per piacere agli italiani? Cosa ha capito che bisognava dare loro per conquistarli?
(*lo stesso termine "solare" lo inventa Mussolini)
martedì 3 marzo 2009
Die Welle
Ron Jones è stato insegnante a Palo Alto, in California, conosciuto per aver eseguito nell'aprile del 1967 l'esperimento chiamato The third wave (in italiano: La terza onda). Da questo esperimento è tratto il libro The Wave di Todd Strasser e, nel 2008, è uscito il film ispirato al libro, Die Welle di Dennis Gansel. Attualmente Ron Jones tiene conferenze e seminari riguardo questo suo esperimento e le sue implicazioni.
(fonte: Wikipedia)
Il film è diventato visione obbligatoria per gli studenti delle scuole tedesche.
(fonte: mia sorella Caterina che vive in Germania)
Una delle migliori trasposizioni cinematografiche delle idee dei pensatori della Scuola di Francoforte.
(fonte: pigiored)
giovedì 12 febbraio 2009
La simpatia degli italiani
Allora la simpatia, nel senso greco, ha anche a che fare con la giustizia. In quanto capace di cogliere i sentimenti dell'altro, il simpatico vorrà essere giusto. Di una giustizia umana. Una riflessione che mi colpisce, la fa Hannah Arendt nel suo imprescindibile saggio sul processo a Eichmann. Due in particolare, dice l'autrice, furono le nazioni nelle quali gli ebrei perseguitati trovarono asilo: la Danimarca e l'Italia. Nel primo caso fu il re che, con uno scatto d'orgoglio, si rifiutò di applicare le leggi razziali imposte dall'occupazione nazista. In piena guerra mondiale, Hitler lasciò correre, ordinando ai suoi gerarchi di rimandare la questione a conflitto terminato. Nel caso dell'Italia invece, Mussolini dovette formalmente applicarle (per accontentare il suo alleato), ma stabilendo allo stesso tempo che se l'ebreo fosse stato iscritto al partito fascista, nulla in sostanza gli sarebbe successo (per non urtare troppo la sensibilità del suo popolo). Al giudicare quale dei due atteggiamenti, se la coerenza danese o il raggiro all'italiana, sia da prediligere, secondo la Arendt -a sorpresa -è il nostro. Benché recente come stato-nazione, scrive, l'Italia è il miscuglio di genti innumerevoli e diverse che si sono riversate sulla penisola dando vita a una civiltà antichissima e profonda. Nonostante le leggi razziali, molti furono gli ebrei che dalla Germania fuggirono verso l'Italia, trovando asilo fra la popolazione. Nel corso dei secoli, gli italiani avevano sviluppato una specie di senso innato della giustizia (per cosí chiamarlo) che li portava anche a poter prescindere dalle leggi scritte -non solo quelle razziali. Insomma gli italiani, nel senso greco del termine, sono un popolo simpatico.
Cosí almeno ci vede Hannah Arendt nel 1963. Al leggere quel giudizio benevolo, per una volta mi sento fiero di essere italiano. I danesi possono vantarsi di aver affrontato Hitler apertamente, ma non lo avevano fatto per gli ebrei perseguitati, in primo luogo lo avevano fatto per se stessi, per orgoglio proprio. Mentre dietro le pagliacciate e la buffoneria italiana si nasconde saggezza, compassione e umanità. I napoletani, per esempio. Magari non sono capaci di farti una coda per il pane, ma mai ti metterebbero in coda delle persone per la camera a gas.
Mi pare proprio di sentirmelo dentro quell'innato senso di giustizia, di avercelo nei geni. Poi metto giù il libro e accendo la televisione; ed è quando mi chiedo dove diavolo è andata a finire la simpatia degli italiani. Che la televisione sia piú forte della genetica?
Iscriviti a:
Post (Atom)
