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venerdì 21 agosto 2009

Se li spenderanno tutti in cocaina?


"La prima speranza di una nazione è riposta nella corretta educazione della sua gioventù"
ERASMO

Il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica

Nella calura agostana e nell’assordante silenzio mediatico il Governo sta per produrre il più grande licenziamento di massa nella storia della Repubblica.
Da settembre ci saranno quasi 17 mila cattedre in meno per gli insegnanti precari. Tra pochi giorni, contando anche il taglio dei bidelli e degli amministrativi, ci saranno più di 20.000 disoccupati ad aggiungersi all’esercito crescente dei senza lavoro italiani.

Le classi avranno meno docenti ma più alunni e saranno dunque a rischio sicurezza. Si prevede infatti che le classi dall’anno prossimo saranno mediamente composte da 26 bambini all’asilo, 27 alle elementari e 30 in medie e superiori contro una media europea di 15-20 studenti.
Nonostante queste cifre il Ministro va da tempo ripetendo che in Italia ci sarebbero più insegnanti per studente rispetto alla media europea (una vecchia mezza verità, infatti non viene spiegato che nella conta questi signori mettono anche gli insegnanti di sostegno che in Europa non esistono, dato che il nostro è l’unico paese che ha fatto la scelta dell’integrazione dei diversamente abili nelle classi. Di fatto però le nostre sono le classi più affollate d’Europa).

La scuola viene colpita come mai è stato fatto dal dopoguerra ad oggi e i mezzi di comunicazione parlano di realtà scolastica solo in riferimento alla pittoresca proposta leghista dei test di dialetto per i docenti, tutti i telegiornali riportano la decisa condanna della Chiesa della sentenza del Tar Lazio che preclude gli scrutini agli insegnanti di religione ed esclude l’ora di religione dalla valutazione globale degli studenti (dopo mesi di torpore la Santa Sede torna a condannare).

I mass media danno risalto alla notizia del ricorso del Ministero contro la sentenza del Tar Lazio sugli insegnanti di religione. Mentre migliaia di docenti precari stanno per essere cacciati dalla scuola la preoccupazione della Gelmini è quella di mettersi subito sull’attenti per la Santa Sede e ricorrere a favore dei colleghi di religione che non rischiano nulla.
La Gelmini ha affermato: “L’ordinanza del Tar tende a sminuire il ruolo degli insegnanti di religione cattolica, come se esistessero docenti di serie A e di serie B”.
E i 17.000 docenti precari che verranno cacciati via il mese prossimo cosa sarebbero? Docenti di serie C? Il Ministro lo sa che i precari di religione sono gli unici tra i docenti precari ad avere lo stipendio assicurato e gli scatti di anzianità?

Un licenziamento di massa nel settore più importante del Paese e nessuno alza la voce. Questo è davvero uno strano Paese.

(Fonte: stagliano.blogautore.repubblica.it)

giovedì 12 marzo 2009

Educazione alla dipendenza


A parte tutto ciò di cui sopra, la questione centrale è l'educazione. L'educazione alle droghe, ma più in generale a qualsiasi forma di dipendenza. Siamo dipendenti dal lavoro, siamo dipendenti da certi stati d'umore (rabbia, tristezza, rancore, ecc.), siamo dipendenti da certe persone (un amante, un genitore, il guru), e poi la dipendenza più diffusa di tutte: la dipendenza dall'approvazione degli altri. Ne abbiamo estremamente bisogno. Basta poco per metterci in crisi, siamo insicuri, temiamo di fare brutta figura. E non crediate che da un punto di vista fisiologico, la dipendenza dalla cocaina, sia del tutto diversa da quella dal lavoro. In entrambi i casi entrano in circolo delle sostanze affini; nel primo caso in forma esogena, nel secondo endogena. Ogni stato umorale consiste nella secrezione di una determinata sostanza (o miscela) nell'organismo. Il fenomeno dell'assuefazione, e la tolleranza alla sostanza stessa che ne deriva, è equivalente per quanto riguarda la dipendenza dalle droghe come nelle altre forme di dipendenza sopra citate. In ogni caso, bisogna aumentare la dose. Per produrre lo stesso sballo iniziale, la quantità di sostanza rilasciata deve essere sempre maggiore. Ma l'organismo ne risente, e soprattutto quando la dose viene a mancare. Non possiamo permetterci di rimanerne a corto. Ma l'iniezione che ci anestetizza l'anima, ci avvelena il corpo. Bisogna imparare a dosificare, allora. E soprattutto non essere dipendenti da nulla. Ottenere l'approvazione degli altri, per esempio, non è che sia un male in sé, è una bella cosa, un piacere del quale nessuno si può privare del tutto. Diventa terribile quando non sappiamo farne a meno, quando non possiamo più restarne senza. Tornando alle droghe in senso stretto, la dipendenza insorge quando non le usiamo più per divertirci, quando già non cerchiamo lo sballo di una notte, ma la cura del giorno. Non esistono le droghe, ci sono i drogati. La dipendenza non sta nella sostanza, sta nella persona. Nessuno nega che certe sostanze (siano droghe come stati d'animo) leniscano il dolore. In alcuni momenti sono addirittura consigliabili. Ma dobbiamo sapere cosa stiamo facendo. Assumere la responsabilità del costo psicofisico che infliggiamo al corpo. Aristotele direbbe, esercitare la virtù della temperanza. La temperanza non consiste in una totale privazione, tutt'altro. L'astemio è un alcolizzato in potenza. La volta che inizia, non riesce più a smettere. Non aveva mai esercitato i muscoli della volontà.